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Dente: intervista a Giuseppe Peveri

Il Messaggero 12.01.2012

Un altro anno di Incantevoli. Parte sabato la nuova stagione de Gli Incantevoli, rassegna promossa dalla Musical Box Eventi dedicata ai giovani protagonisti della musica d’autore italiana. A salire sul palco per inaugurare nel migliore dei modi il ciclo di eventi sarà Giuseppe Peveri, meglio noto come Dente, all’Urban club di Perugia. Un gradito ritorno, visto che gli ultimi concerti umbri del cantautore emiliano hanno evidenziato un affetto particolare del pubblico perugino verso di lui.
L’ultimo suo live a Perugia risale a circa due anni fa. Con quale spirito torna in questa città?
«Innanzitutto devo dire che l’Urban mi piace molto e ci sono stato più di una volta come spettatore di concerti. Non posso quindi negare che torno volentieri… ci si vede poco dalle vostre parti ma c’è un bellissimo pubblico».
Cosa proporrà sul palco?
«Senz’altro salirò con la voglia di far ascoltare i pezzi del nuovo album Io tra di noi: li farò quasi tutti. Non mancheranno però brani più vecchi, in scaletta ci sono 23 canzoni quindi sarà un live intenso».
Ha anche altre sorprese per il pubblico?
«Posso anticipare che ci sarà una mini-scenografia con diapositive elaborate a mano da me. Alcuni vedendoli pensano che siano visual moderni fatti al computer e quindi li giudicano orrendi. In realtà si tratta di immagini statiche lavorate manualmente, a me piacciono».
Vedendola sul palco si capisce che esibirsi la diverte molto
«Tantissimo. Lo odierei se diventasse un lavoro noioso. E’ una grande fortuna fare il cantautore».
E’ un mestiere che ha scelto o le è capitato?
«Di certo mi è capitato, per grandi fortune e spero anche per merito».
E se non le fosse capitato cosa avrebbe voluto fare nella vita?
«Davvero non saprei, all’epoca in cui questa fortuna mi è scesa dal cielo ero un po’ allo sbando da quel punto di vista. Poi quando ho capito che poteva diventare un lavoro mi ci sono impegnato molto seriamente».
Cos’è per lei la musica?
«Credo che sia un’invenzione geniale».
Chi sono gli incantevoli musicali della sua vita?
«Quelli che mi hanno incantato e fatto capire che la musica è bella al di là di ogni altra cosa sono i grandi autori italiani del passato, a partire da Sergio Endrigo che di incantare ne sapeva qualcosa».

Dente: intervista a Giuseppe Peveri

Il Messaggero 19.08.2009

Comincerà domani la nona edizione del Roccolo Park Festival, kermesse che per quattro giorni porterà a San Giustino alcuni dei migliori rappresentanti della nuova scena pop-rock della penisola.
Tra gli ospiti più attesi Dente, cantautore considerato tra le migliori promesse della musica italiana, che si esibirà venerdì insieme a Rumori fuori scena (alle 17,30), Colore Perfetto e Ministri (dalle 21), tutti artisti ben noti ai “devoti” della musica indie: «C’è parecchia gente che scrive e che lo fa bene – ammette Giuseppe Peveri, in arte Dente – se non tiriamo in mezzo la questione discografia e quella finanziaria posso dire che la musica italiana sta molto bene. Ci sono in giro cose di qualità, qualche nome? Masoko, Dino Fumaretto, Sig.Solo e Mariposa, per esempio». Gaetano, Battisti, Graziani: questa la tradizione di cui è figlio l’artista di Fidenza che però, lusinghe a parte, preferisce distaccarsi da impegnativi paragoni: «Non mi ritrovo nettamente in nessuno di loro. Ci sono artisti che apprezzo molto e da cui forse ho anche preso qualche cosa ma credo di averlo fatto in modo inconscio. Del resto nelle mie canzoni scrivo quello che mi succede – spiega l’ex chitarrista dei La spina – dentro e fuori, non c’è mai niente di inventato di sana pianta. Racconto le cose che mi fanno stare male, è un uso terapeutico che faccio della musica».
Il sottile cinismo di questo artista, che ha intitolato l’ultimo disco L’amore non è bello, nasce però da una incessante ricerca di lirismo: «La miglior cosa da augurarci sarebbe di svegliarsi col sorriso sulle labbra – spiega Dente – non importa il perché. Cosa ho in programma per il prossimo futuro? Ci sono alcuni artisti con cui vorrei collaborare, ad esempio mi piacerebbe cantare un pezzo suonato dai Tre allegri ragazzi morti. Per il resto… non lo so nemmeno io».