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Franco Battiato

Franco Battiato

Intervista a Franco Battiato

Il Messaggero 30.07.2011

Franco Battiato e Villa Fidelia: Up patriots to arms. Un concerto dalle tinte forti, in cui torneranno a vivere tra ritmi techno-rock e sonorità classiche i brani più socialmente impegnati dell’artista siciliano: da Auto da fè a Shock in my town, passando per Il ballo del potere e Povera patria. Un artista e un uomo annoverato tra i maggiori esponenti della musica internazionale contemporanea, che però già dalle prime date di questo tour (partito da Roma il 15 luglio) ha dimostrato di volersi liberare sul palco da quell’aurea quasi sovrumana che in molti gli attribuiscono. Uno show a metà tra una “chiamata alle armi” ed un elettrizzante viaggio attraverso i successi più celebri del Maestro, che si è raccontato con estrema disponibilità.
Questo tour è in parte un invito alla ribellione; qual è secondo lei il ruolo della musica per una “rinascita” del genere umano?
«L’arte, per sua essenza, è metafisica ed ha connotazioni mistiche. La musica è un’arte superiore. Quindi costringerla a convivere con argomenti sociali, come faccio anche io, significa abbassarla. Però è proprio attraverso la comunicazione sociale che si eliminano i difetti degli uomini. Quindi mi salvo».
Del resto è proprio dalla musica che è iniziata anche la sua ricerca interiore, giusto?
«Esattamente. A fine anni ‘60, quando frequentavo la musica leggera tradizionale, vissi una crisi prima artistica e poi esistenziale. Da selvaggio mi sono buttato in terra ed ho iniziato un viaggio all’interno del mio corpo».
Una sorta di folgorazione?
«Magari. Così sarei a posto già da tempo (ride, ndr)».
Quindi da dove potrebbe cominciare il proprio viaggio una persona?
«Da ovunque. Io ho iniziato leggendo i mistici indiani, seguendo una sorta di meditazione istintiva. Successivamente mi sono arrivati tutti gli aiuti possibili, dalla letteratura come dalla vita».
Si sente a buon punto del suo cammino?
«E’ una ricerca interminabile. Non vedo l’ora di migliorare e voglio farlo ancora tanto prima di dover abbandonare questa vita».
Quindi bisogna anche essere abbastanza rapidi…
«Già, guarda quel che è accaduto ad Amy Winehouse. Hanno ragione i tibetani: quando qualcuno muore troppo presto c’è sempre qualcosa di molto triste».
Lei non ha mai celato il suo interesse per i grandi compositori classici, ce n’è uno che preferisce su tutti?
«Non ce n’è uno in assoluto, il piacere di ascoltare queste opere e la loro diversità è tale che mi riuscirebbe impossibile individuarne uno».
E chi consiglierebbe?
«Mi piace molto Giovanni Battista Bononcini, compositore italiano del ‘700 che purtroppo è poco conosciuto nella sua patria.
Forse oggi è più difficile per un giovane avvicinarsi alla musica classica?
«Ahimè c’è ignoranza: anche se una persona non ha affrontato il problema fa affermazioni in merito ed influenza gli altri come lui. Ad esempio nella mia segreteria telefonica ho messo un brano di George Frideric Handel molto raffinato, sostituendolo ad una versione inascoltabile di Per Elisa: ora chi mi telefona esclama “peccato che hai risposto, mi stava piacendo così tanto”».
Quindi è solo questione di educazione?
«Certo, se fai un sondaggio sembrerebbe che la musica classica non piace a nessuno. Ma è solo perché i più non la conoscono».
Capita anche in altri settori, ad esempio cosa le è rimasto dell’incontro con Alejandro Jodorowsky?
«Innanzitutto posso dire che siamo diventati molto amici dopo essere stati insieme per circa un mese durante le riprese del mio secondo film e poi ci siamo rivisti per il terzo. Non ci frequentiamo costantemente ma ci sentiamo spesso ed è davvero una persona che fa paura».
Paura? In che senso?
«Beh, spaventa perché è un uomo dalla tale abilità intuitiva, dalla rara intelligenza ed è dotato di un inusuale senso della libertà«.
Tra l’altro legge anche i tarocchi.
«Sì, è un grande lettore di carte dei tarocchi e tutti quanti volevano farseli leggere da lui sul set. E’ stato molto divertente perchè io facevo da traduttore ed ho potuto osservare da vicino un lato di questo artista davvero singolare».
Del resto «la fantasia dei popoli che è giunta fino a noi non viene dalle stelle»: up patriots to arms.