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Perturbazione

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Perturbazione: intervista a Stefano Milano

Il Messaggero 23.06.2007

Difficile spiegare come sarà il concerto, la parola d’ordine è “imprevedibilità”». A svelarlo è Stefano Milano, bassista dei torinesi Perturbazione, che venerdì prossimo saranno protagonisti ad Umbertide, per la seconda serata di Rockin’ Umbria. «Tanti di quelli che ci sentono suonare dal vivo per la prima volta – spiega il musicista di Rivoli – restano molto colpiti dalla carica che esprimiamo. Forse da noi ci si aspetterebbe che rendessimo più quieto quello che c’è nel disco, invece facciamo il contrario e tiriamo fuori la nostra parte più rock. Non c’è un canovaccio, odiamo i discorsi preparati, quindi tutto dipenderà dal momento». Voce, due chitarre, basso, batteria e violoncello, così i Perturbazione hanno costruito il loro personalissimo modo di fare musica, aggiungendo alla tradizione cantautorale italiana di cui sono figli una vena innovativa e sperimentale. Da quel Waiting to happen (1998) fino all’ultimo lavoro, Pianissimo fortissimo, i sei ragazzi piemontesi hanno saputo trovare sempre nuovi stimoli, allargando il loro orizzonte e sfornando canzoni che sembrano rappresentare una terza via fra lo sperimentalismo indie e la canzone italiana più convenzionale: delicate, sentite, malinconiche, ma anche ironiche e sempre finalizzate ad esprimere emozioni profonde.
«Siamo molto contenti della riuscita di questo album – ammette Milano – anche perché stavolta è nato da una selezione del tanto materiale registrato. Non è facile mettere insieme sei teste diverse, ma alla fine sono uscite le varie anime del gruppo, anche dei singoli». Difficile trovare un filo conduttore tra le dieci tracce che compongono l’album (anche se dalla band suggeriscono che «un tema può essere il disincanto, quel senso di inadeguatezza che spesso ci colpisce») ma senz’altro il loro è un modo particolarissimo di interpretare il pop: «Noi veniamo dalla provincia – racconta il bassista dei Perturbazione – e questo sicuramente ha inciso; viviamo a 15 km da Torino, dove c’è molto fermento, ma noi per arrivarci ci siamo dovuti guadagnare tutto. E’ una strada più lunga, sia geograficamente che musicalmente, rispetto a chi si trova al centro di certi movimenti, ma ci ha ispirato una prospettiva del tutto singolare».
La firma con una major (l’ultimo album è uscito per la Emi, ndr) non pare aver influito sullo spirito di questo sestetto che, anzi, continua a tenere i piedi per terra: «Più passa il tempo e più impari a non sognare – riconosce Milano – la musica è un mondo molto complesso. Noi abbiamo sempre avuto la fortuna di crescere, come numeri e come qualità, ma siamo iperrealisti e cerchiamo di guadagnarci un pezzetto per volta. Ormai sono dieci anni che questo gruppo sta insieme… speriamo finalmente di poter vivere suonando». Segnate in agenda la data del 29 giugno e preparatevi ad un’iniezione di musica italiana di altissimo livello, che sarà accompagnata da uno spettacolo sicuramente speciale: «In Umbria ci siamo sempre trovati benissimo – dicono i Perturbazione – è una terra che ci piace molto. Purtroppo troviamo sempre posti diversi, non accade come in altre regioni dove si ripassa dagli stessi locali! Però credo che qui ci sia molta voglia di ascoltare musica e daremo il nostro meglio, come sempre».

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23 Giugno 2007