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Cccp-Csi

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Cccp e Csi: intervista a Massimo Zamboni

Il Messaggero 15.10.2011

Sbarcherà questa sera al Norman di Boneggio Solo una Terapia – Dai Cccp all’Estinzione, spettacolo musicale di Massimo Zamboni e Angela Baraldi che farà rivivere forti emozioni a tutti i nostalgici del rock militante anni ‘80, con un viaggio tra musica e parole nella carriera trentennale di un grande personaggio della scena alternativa italiana. La serata aprirà il ciclo di tre appuntamenti dal titolo A prova di ruggine, kermesse che il Club ha deciso di dedicare alla canzone d’autore impegnata e che vedrà esibirsi anche Paolo Benvegnù (19 novembre) e Nada (7 dicembre). Massimo Zamboni, già fondatore con Giovanni Lindo Ferretti di band storiche come Cccp e Csi, è da alcuni anni impegnato in una carriera solista controcorrente che, in parte, sarà raccontata nel live di sabato.
Questo tour con Angela Baraldi da cosa è nato?
«E’ stato tutto abbastanza casuale. Abbiamo preparato un concerto a Bologna lo scorso gennaio, con assoluto spirito di amicizia, e pensavamo sarebbe finita lì. Invece il concerto è andato così bene che l’abbiamo proposto all’agenzia e nel giro di pochissimo sono arrivate tante date».
Tra l’altro questa seconda fase del tour è partita ufficialmente ieri…
«Sì, abbiamo cominciato da un posto sacro per noi, un locale situato a due chilometri dalla casa colonica dove è nato tutto ciò che sono stati i CCCP…»
A proposito di Cccp, com’è raccontare 30 anni di canzoni a un pubblico che non ha vissuto direttamente il clima degli ’80?
«Quando abbiamo iniziato il nostro percorso musicale avevamo costruito tra noi e il pubblico una sorta di gabbia filosovietica, un nostro muro di Berlino invisibile con tanto di filo spinato che ci separava da chi ascoltava. Con il tempo queste persone l’hanno abbattuto: quando suoniamo ora, in un locale piuttosto che in piazza, ci sono bambini che cantano le nostre canzoni e anziani che ballicchiano. Vuol dire che quei brani sono diventati cultura collettiva».
Forse una delle massime aspirazioni per chi fa musica…
«Certamente. Credo che esprimere il momento non è cosa facile ma comunque possibile. Farlo fuori dal tempo è invece una cosa straordinaria!»
Come ci siete riusciti?
«Evidentemente in quei brani c’è un ingrediente segreto che ha reso possibile tutto ciò».
Del resto i Cccp sono ancora un modello insuperato per un certo ambiente musicale…
«E’ vero e mi sorprende pensare che i Cccp vendono attualmente più dischi di molti gruppi attuali! Distribuiamo ancora migliaia di copie e per me è strano».
Perchè?
«Beh, pensavo che ormai tra quelli che comprarono i dischi allora, quelli che li copiano o li scaricano… insomma, non credevo ci fosse ancora richiesta».
Forse avete creato una musica senza tempo, cosa ne pensa?
«Penso che personalmente ho concepito una maniera di scrivere libri o proporre musica fondate sulla visione del mondo dei Cccp. Penso che le espressioni artistiche devono essere universali o non hanno senso. Penso sia necessario confrontarci sempre con la complessità di tutto ciò che è fuori dal nostro orticello».
Questo anche se i tempi cambiano. Che ne pensa ad esempio di questa nuova socialità?
«Non credo in FaceBook o cose simili. Il mio profilo l’ha creato un ragazzo di Bari, ignoravo che esistesse! Indubbiamente ha una valenza promozionale ma non sono capace di relazionarmi con dei fantasmi…»
Che stile di vita conduce? E’ vero che si sveglia molto presto la mattina?
(ride) «Sì, faccio la vita di montagna: sveglia all’alba per accompagnare al pulmino mio figlio e alle 9 sono felice perchè ho già fatto tante cose».
C’è qualche progetto musicale italiano che apprezza particolarmente?
«Ce ne sono molti, ad esempio Le Luci della Centrale Elettrica o i Pan Del Diavolo. Però l’unico vero gruppo che ritengo abbia avuto pari livello coi Cccp era un progetto nato a Perugia. Parlo di Cosmo Rosso, album sconvolgente firmato dal compianto Paolo Vinti e da Prinz; se dovessi pensare ad un gruppo spalla per i nostri concerti avrei chiamato loro due. Le speranze disilluse dei Cccp sono tutte racchiuse nelle parole di Paolo…».