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Le luci della centrale elettrica

Le luci della centrale elettrica

Le luci della centrale elettrica: intervista a Vasco Brondi

Il Messaggero 17.01.2009

Stasera all’Urban di Perugia arriva un musicista che merita davvero l’attenzione di chiunque sia interessato a scoprire cosa offre di buono il panorama musicale italiano. Nonostante lui sostenga di «non essere un musicista», si è aggiudicato l’ultima Targa Tenco come Miglior Opera Prima cantautorale dell’anno, grazie all’album Canzoni da spiaggia deturpata.
Stiamo parlando di Le luci della centrale elettrica, progetto musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi, che stasera si esibirà per il pubblico perugino: «Penso che questo progetto prenda molto dalla realtà – spiega – da quello che ho dentro e attorno, ed è ispirato molto di più da miei amici che non sanno neanche tenere in mano una chitarra. Il successo della mia musica probabilmente deriva dal fatto che sia uscito direttamente da camera mia, dalla sale prove a sei euro il turno e mi sia fatto sentire così tanto dappertutto, ma è anche dovuto ad un certo deserto musicale che c’è attorno. La cosiddetta scena indipendente (indipendente poi da cosa?) canticchia in inglese maccheronico delle cose inutili facendo finta, nel migliore dei casi, di essere i Rolling Stones; attenti ai vestiti, a come muoversi sul palco e a poco altro. E’ una scena chiusa, così elitaria e snob che tende sempre di più a chiudersi in sé stessa invece di andarsi a prendere degli spazi a discapito di Gigi D’Alessio ed Eros Ramazzotti».
Nella musica di Brondi (tutto-un-altro-Vasco, ndr) si ritrova parecchio di quel cantautorato che, da Rino Gaetano ai CCCP, ha regalato al panorama italiano le pagine migliori degli ultimi vent’anni. Non è un caso che dietro l’album d’esordio delle Luci della Centrale Elettrica ci sia lo zampino di Giorgio Canali, storico chitarrista proprio di CCCP e CSI.
Così sulle spalle di questo giovane musicista l’onore e l’onere di aver rinfrescato, nel suo piccolo, la musica italiana guardando in faccia la realtà con spontaneità e ruvidezza, senza dimenticare la politica ma anche senza esserne condizionato, il tutto attraverso sonorità dirette e psicotiche. Così se gli si chiede cosa ne pensa della “crisi del mercato discografico” risponde chiaramente che «ci sono ben altre crisi più importanti (…) con armi al fosforo e bombardamenti su quattordicenni».
Ma stasera sul palco vera protagonista sarà la forza espressiva del suo live: «Ci sono delle chitarre elettriche e acustiche – spiega Vasco – delle distorsioni e dei violoncelli, delle cose parlate, gridate e sussurrate. Sono stato a suonare a Perugia in un piccolo posto in centro e ho un ottimo ricordo, anche se un po’ vago perché mi sa che avevo bevuto parecchio».
E se la sua musica vi porterà a chiedervi quale sarebbe la miglior cosa da augurarvi per il prossimo futuro, le Ldce hanno un suggerimento: «Che ognuno cerchi di costruirsi qualcosa, di non sperare in niente e di fabbricarsi dei progetti, metterci del tempo, impegnarsi e aiutarsi. Fare delle cose che vadano contro questo “Si salvi chi può!” che ci sentiamo urlare attorno». Da auguraere anche alla musica italiana che non manchino mai menti geniali e voci fuori dal coro come Le luci della centrale elettrica.