Seleziona una pagina

Offlaga Disco Pax

Offlaga Disco Pax

Offlaga Disco Pax: intervista a Max Collini, Enrico Fontanelli e Daniele Carretti

Il Messaggero 31.01.2009

L’appuntamento con Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini, meglio conosciuti come Offlaga Disco Pax, rappresenta indubbiamente l’evento musicale più interessante di questa sera per chi si trova in Umbria (Urban Club, Sant’Andrea delle Fratte).
Il loro progetto rappresenta nella mente (e nel cuore) di chi ama esplorare le zone d’ombra della musica contemporanea, uno dei più fulgidi esempi di come nella penisola italica ancora esistano esperienze creative capaci di creare piccole rivoluzioni.
«All’inizio della nostra avventura musicale eravamo audaci – spiega Max Collini, voce ed anima degli Odp – lo siamo anche adesso. Definivamo la nostra musica “Elettronarrativa Elettorale”, ma era solo un modo divertente di mescolare le carte. Oggi forse abbiamo più consapevolezza delle nostre potenzialità, ma confido che questo non ci abbia fatto smarrire il candore che ha generato gli Odp».
Sarebbe difficile snocciolare una definizione della loro musica, per chi non li conoscesse l’unico consiglio è: ascoltateli. Il loro secondo album, Bachelite, è uscito (quasi un anno fa) tra l’attesa curiosa di chi ha amato il loro esordio ed il sospetto sornione di chi credeva impossibile replicare il successo di un fenomeno tanto particolare.
«Bello guardare indietro, meglio guardare avanti» sentenzia Enrico Fontanelli, bassista del gruppo: «Si presume che l’evoluzione debba essere costante per mantenere alto il livello di interesse – continua – il proprio in primis, e quello degli altri di conseguenza. Non so chi possa determinare in maniera attendibile il livello di maturità di una qualsiasi espressione artistica, se non l’autore medesimo in presenza di una dote introspettiva e di una tensione al miglioramento dell’espressione stessa».
Già, un po’cervellotici e metafisici, è anche questo il bello di una musica che affonda le proprie radici in un post-rock poetico e sognante.
«Tutto sommato credo che il gruppo sia stato percepito dalla critica e dalla gran parte del suo pubblico in modo corretto e senza grossi fraintendimenti – dichiara Collini quando gli si chiede se gli Odp siano interpretati nel modo giusto – Toccando certi temi anche politici il rischio poteva esserci».
Del resto sono capaci di trascendere da molte convinzioni e convenzioni gli Odp, rendendo unica l’esperienza di ascolto, soprattutto quella live: «Aspettatevi certamente le nostre musiche e le nostre storie – dicono quando chiediamo un’anticipazione sul concerto all’Urban – il resto invece non è sempre così prevedibile».
Ed ora c’è già chi, con ardente appetito, si aspetta di sentire presto nuove cose: «Sicuramente amiamo sperimentare in maniere differenti e questo ci porta ad avere differenti risultati» ammette Daniele Carretti, chitarrista.
Mentre Enrico accresce le aspettative: «Tre è decisamente un bel numero, e noi di numeri siam maestri». Ascoltare per credere. E come direbbero loro, “chi non viene è un monegasco”.