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Gianmaria Testa

Gianmaria Testa

Intervista a Gianmaria Testa

Il Messaggero 04.10.2008

Il pubblico umbro conosce bene Gianmaria Testa, chiamato ad inaugurare l’edizione 2002 di Umbria Jazz e da allora protagonista di tanti concerti nella regione che «più di tutte mi meraviglia» come dice lui stesso. Eppure domani a Città della Pieve il cantautore piemontese è pronto a regalare emozioni del tutto nuove, grazie ad un progetto creato insieme ad un umbro doc come Gabriele Mirabassi. «Abbiamo creato uno spettacolo singolare – spiega Testa – perchè mette insieme due entità che non sembrano essere fatte per stare insieme. Gabriele è un solista in senso assoluto, un musicista straordinario capace di essere a suo agio in ogni genere; io invece scrivo cose che dal mio punto di vista sono assolutamente personali. Eppure sono anni che collaboriamo ed è un duo che funziona, in quanto esiste un punto d’incontro».
«Mi piace esibirmi in teatro (il concerto di domani si terrà all’Accademia degli avvalorati, ndr) perchè sono un appassionato di quest’arte – ammette l’autore di “Da questa parte del mare”, vincitore di un premio Tenco – perché richiede un impegno da parte del pubblico. È una cosa diretta, senza mediazioni e la persona che recita riesce ad instaurare un sano rapporto con la gente che lo guarda. Io mi presto volentieri al teatro quando la canzone serve da intermezzo, magari per alleggerire. Sono convinto infatti che se si possiede un qualche talento si debba metterlo a servizio di cose che si ritengono valide. Io del resto non so fare altro che recitare me stesso».
La musica di Testa è fatta di sonorità dolci, leggere, certamente delicate e malinconiche. Parole che compongono pura poesia sopra al suono di una chitarra capace di costruire atmosfere intime e romantiche. Difficile collocarlo in un genere specifico, visto che sa muoversi agevolmente tra jazz e folk, rimanendo sempre fedele alla migliore tradizione della canzone d’autore. E nonostante la parola sia così importante nel suo modo di fare arte, il successo di Gianmaria Testa è riconosciuto anche all’estero: «Per me rimane ancora inspiegabile l’universalità del messaggio – ammette sorridendo – non so proprio dire perché vengono a sentirmi in Germania piuttosto che a New York… Forse questo è dovuto ad uno dei maggiori pregi della canzone, cioè che arriva facilmente, perchè riesce a trasmettere una sorta di “subliminalità di linguaggio”. Questo purtroppo significa anche che la canzone spesso si“prostituisca”, basta una bella voce e un bel fisico per ottenere successo. Io credo invece che richiederebbe più rispetto, proprio perché è uno strumento popolare».
Nonostante sia un artista continuamente in viaggio, Testa è molto legato alla sua Italia e all’Umbria in particolare, «perchè con essa ho un rapporto di meraviglia – ammette – ovunque ti giri c’è un pezzo di storia, un qualcosa che tende alla bellezza. In particolare mi commuovo ogni volta che mi trovo di fronte gli affreschi di Giotto ad Assisi; mi emozionano profondamente e continuo a stupirmi di quella sensazione. Poi le vostre città, magari rispetto a posti come Firenze o Venezia, sono meno “mangiate” dal turismo, si riesce a respirare ancora un’anima antica, che è rimasta intatta».
Quello di domani a Città della Pieve sarà un avvenimento imperdibile per tutti i palati fini, o piuttosto timpani avvezzi a sonorità sopraffine. Gianmaria Testa nel suo modo di interpretare l’arte rimane uno dei principali rappresentanti di una “scuola di pensiero” senza tempo, capace ancora di caricare la musica di quel potere rivoluzionario che spesso è affiorato nel corso della storia dell’umanità: «Penso sia compito di un intellettuale non fuggire, nemmeno nelle situazioni avverse; è un dovere quello di rimanere in patria e far sentire una voce diversa. Io vado spesso all’estero perché la mia storia musicale è iniziata a Parigi e quella per me resta una città capace di portarti lontano. Il nostro paese non vive una bella situazione, pare impossibile riuscire a produrre tanta bruttezza in luoghi che, come questi, tendono alla bellezza. Io, che non mi considero un artista, cerco di dire questo con le canzoni, e anche tutto quello che non riesco a dire con le parole».