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Sud Sound System

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Sud Sound System: intervista a Nando Popu

Il Messaggero 18.06.2011

Dopo il live di Alessandro Mannarino, che ha aperto ieri la tre giorni di musica ai Giardini del Frontone di Perugia, toccherà stasera ai salentini Sud Sound System giocare la parte dei leoni al Pg City Festival. Nando Popu, anima di questa variegata formazione, ci racconta lo spirito di questo tour che vedrà impegnati i S.S.S. per tutta l’estate.
E’ un traguardo importante quello dei 20 anni, ma sul palco sembra abbiate la stessa carica degli inizi.
«Sì, è una cosa che continua a stupire anche noi. Del resto credo sia la musica stessa, a volte, a creare certe situazioni, quasi in autonomia rispetto a chi la sta suonando in quel momento».
Oltre ai suoni e alle parole cosa credete che sia fondamentale nel vostro progetto artistico?
«Quello che vince è senz’altro la danza. È l’ultima barricata della resistenza umana. Se ci pensiamo il corpo ci è stato espropriato, costringendoci ad esistere su desktop o in una catena di montaggio; la danza invece ti fa riappropriare del corpo».
E invece qual’è secondo lei la trasformazione più evidente nel panorama musicale italiano degli ultimi 20 anni?
«Beh, quando siamo nati i cd ancora si vendevano. D’altra parte però oggi con internet potremmo essere davvero indipendenti, mentre prima era impossibile. C’è stata una liberazione dal basso, causata dalla rottura dell’equilibrio tra artisti ed editori».
Può spiegarci meglio?
«Anche prima i produttori non erano dei santi, ma sapevano fare bene il loro lavoro: erano veri talent scout, potevano far crescere un progetto. Poi le etichette si sono arricchite e i talent scout si sono estinti. Pensiamo per esempio alla Virgin, che i soldi accumulati in 20 anni di musica li ha investiti in Formula 1 e aerei di linea; così i giovani hanno sempre meno possibilità».
Voi in questo senso avete invece fatto molto, vero?
Sì, sono anni che cerchiamo di investire sui giovani cantanti salentini della scena reggae. Ora stiamo finalizzando un progetto promosso da noi: Ghetto Heaven, band metà salentina e metà senegalese».
Per lui, che quando i Sud Sound System muovevano i primi passi era ancora in fasce, aprire stasera il concerto perugino dello storico gruppo salentino è più che un onore. Alberto Palanga – dal cognome deriva il nome d’arte Il Palo – ha ventitre anni e da quattro sta provando a fare del rap la propria professione: «Ho iniziato a comporre testi quando avevo quindici anni – spiega – ma la passione per questo genere è nata addirittura a dieci grazie a un brano di Eminem». Dai primi testi ribelli nei confronti della scuola alla nascita del gruppo dei Primo grado, di cui ha fatto parte dai diciassette anni in su, con tre produzioni all’attivo. Fino ad arrivare all’album di esordio da solista – H1n1 il titolo – un anno fa. E per l’autunno prepara il secondo lavoro, Cardiopalma, con un’etichetta indipendente.

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Postato il

18 Giugno 2011